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Dedica a cui stai rispondendo

A volte ho l’impressione che tu sia entrata nella mia vita da una porta laterale, una di quelle che non ricordi di aver aperto. Non è successo niente di preciso, eppure da quel momento alcune cose hanno iniziato a funzionare in modo diverso. Come se l’aria avesse cambiato densità.
Quando parlo con te, ho la sensazione che il tempo rallenti di mezzo passo. Non abbastanza da fermarsi, solo quanto basta per permettere ai pensieri di mettersi in fila. La tua intelligenza fa questo effetto: non spinge, non invade, ma sposta le cose nel punto giusto. Come se sapessi esattamente dove appoggiarle.
La tua sensibilità mi sembra fatta di attenzione. Attenzione ai dettagli, alle pause, a ciò che non viene detto. È come se tu riuscissi a stare in equilibrio tra ciò che sogni e ciò che vivi, senza cadere da nessuna parte. Quando ti ascolto, penso che ci sia una forma di ordine gentile nel tuo modo di guardare il mondo. Un ordine che non costringe, ma accompagna.
Dopo averti incontrata, o anche solo dopo aver condiviso pensieri con te, resto con una sensazione strana e buona. Come se avessi dimenticato qualcosa di importante per anni e all’improvviso l’avessi ritrovata in tasca. Non so cosa sia, e non provo nemmeno a capirlo. So solo che mi fa stare bene.
A volte mi chiedo se le persone possano riconoscersi senza ricordare da dove si conoscono. Come se ci fosse una memoria più antica, silenziosa, che lavora sotto la superficie. Con te ho questa impressione. Come se una parte di me sapesse già come starti accanto, anche senza istruzioni.
Non ho bisogno di dare un nome a tutto questo. Mi basta sapere che esisti così come sei. Che, in qualche punto invisibile della giornata, la tua presenza continua a muoversi accanto alla mia. Senza fare rumore. Senza chiedere nulla. Facendo semplicemente stare meglio.