da Rugiada

Non pronuncerò la parola che chiude le porte,
né quella che ti nominava come destino.

Ti lascio nel punto esatto in cui il nostro tempo
ha smesso di coincidere con il battito,
come due meridiane che segnano ore diverse
sotto lo stesso sole.
C’è una forma di distanza
che non è rancore ma maturazione del silenzio:
quando si comprende che trattenere
è una forma sottile di violenza,
e lasciare andare è l’ultimo atto di cura.
Porterò con me la geografia dei tuoi gesti,
le stagioni attraversate insieme,
come si custodisce un libro annotato ai margini:
non per rileggerlo ogni notte,
ma per sapere che una volta
abbiamo abitato la stessa frase.
Ora ti restituisco al mondo,
non come perdita ma come verità compiuta.
Ciò che è stato non chiede eternità,
chiede senso.
E il senso, talvolta,
è sapersi sciogliere
senza spezzarsi.

28 February 2026