Ricordi

da BlackMetalGirl

Quel giorno, sulla scogliera, non desideravo buttarmi giù. Era più un piangere e urlare contro il mare, nell'attesa che qualcuno mi venisse a salvare. Eppure sarebbero bastati pochi passi, un'onda poco più alta delle altre che mi prendesse e mi trascinasse dentro sé stessa, per poi fondersi con le acque scure che portano il color ferro del porto e delle fabbriche, rispecchiando un cielo sempre sull'orlo di piangere: i suoi occhi grigi restano carichi di lacrime, celate e immedesimate nell'abisso di apatia che le riflette. Quel mare nasconde cocci, catrame, corpi mai trovati. Esasperazione, povertà, immensa solitudine in cui tentavo di penetrare, con la vista offuscata dall'alcol e i jeans intrisi di acqua salata. Le onde sbattevano violentemente contro gli scogli, e ogni frastuono prometteva amore alle mie lacrime, prometteva una fusione eterna e invincibile, perché lui, il mare, e il mio infinito dolore versato goccia dopo goccia, avrebbero potuto rimangiare la terra che un tempo fu sottratta alla sua impetuosità, vendicarsi della crudele solidità e immobilità umana.
Ma io, quel giorno, tornai indietro. Quel giorno cercai l'amore inabissato negli animi delle persone, trovandolo. Ma questa è un'altra storia...

30 maggio 2018

Categoria: Ricordi