Lettere

da elisa

24 ottobre 2008
un bacino lunghissimo per la mia piccola grease.
(15-10-07/..un giorno di fine ottobre 08)
ti ho accudita per 14 giorni.
dapprima credevo che non usassi la scusa del non mangiare come una tua personale forma di ripicca nei miei confronti, perchè avevo scelto di farti subire quell'insignificante intervento.
forse essere ancora integra era proprio la tua forza, la tua simpatia e motivo della tua energia.
ti ho presa dalla tua "tana" una mattina alle 8, 30. saltavi ed eri felice, come ogni mattina appena mi vedevi sbucare in pigiama dalla camera da letto.
ma quella mattina non ti ho dato l'insalata, e nemmeno il sedano che ti piace tanto
(ma te ne dò poco.. perchè ti fa male alla pancia)
quella mattina ti ho caricata in un trasportino, con quella lieve ansia che accompagna
l'ora precedente a un intervento.
ti ho lasciata sul tavolino nero del veterinario, giocherellavi col fieno ed eri vispa,
con gli occhi attenti a dove andavo e cosa facevo.
poi, ogni giorno che ha seguito l'intervento.. ho visto che ti spegnevi piano piano
così piano che mauro ha creduto, fino ad oggi, che potessi farcela.
(ma il mio sacchettino di pelo grigio..io lo conosco.
so che se le tocco la testa, lei la ribalta e mi lecca le mani e il viso.
so che se le faccio vedere una cosa che le piace, lei sta ritta su due zampe e si arrampica per prendersela.
so che se la prendo in braccio e mi siedo per terra perchè lei odia le altezze, sta così comoda che non vuole scendere.
so che la mia "con le olive" non ha paura se minaccio di accendere il forno)
in questi giorni cercavi un angolino e lo scaldavi, immobile per ore.
dovevo imboccarti il cibo e le medicine con la siringa, e la tua solita prepotenza nel lasciare cacchine ovunque.. era sparita.
ti sentivo caldissima, svogliata.
mettevi il tuo musetto sulla mia guancia, e respiravi con affanno, un affanno che coi giorni è diventato un'aritmia del respiro, un rantolo stanco.
sei ancora piccina, ma oggi il veterinario ha detto che i tuoi polmoni stanno cedendo,
che sei pallida, che fatichi a stare in piedi e che solo un miracolo potrebbe...
fanculo ai miracoli.
non hai voluto tirarti fuori da quel fastidioso dolore nuovo.
so che volerai in un cielo in cui non ho mai creduto nemmeno per i cristiani.
ti metterò in una scatola e, se ti lasceranno tornare a casa con noi, andrai a fare compagnia a router, in una specie di paradiso disegnato dal nostro cervello per consolarci.
ci appoggeremo un fiore che appassirà, l'erba ricrescerà e, forse, domani un bambino andrà a giocarci.
nel mentre vorrei disegnare per te un paradiso di nuvole di sedano, più grande del parchetto dove ti portavamo a giocare.
un posto dove amelie ti vuole bene e non ti rincorre per ringhiarti che quello è il suo parco, la sua casa, i suoi padroni.
dove ci sono tanti "tati grandi" che ti coccolano quando metti il tuo musino sulla loro faccia.
ho deciso di scrivere poche righe per ricordarti, perchè la foto che abbiamo in camera
non mi basta; o perlomeno non mi basta oggi, che sei in un box di metallo con una flebo nella zampa, mentre dei cani malati, compagni di stanza, ululano al cielo e reclamano attenzioni.
mi dispiace che non sei qui sul tuo divano a dormicchiare sulla coperta di plastica coi gelati.
perchè non hai una voce, ma quando hai bisogno io ti capisco.
mauro diceva che eri la nostra principessa, col portamento regale e le linee perfette,
quel bel pelo bianco che sbucava da sotto il pon pon, quello "così bello che viene da mangiarlo".
non eri in programma, quando siamo tornati dal mare, quel giorno di ottobre,
dovevamo "solamente" fermarci a comperare "il fieno buono con le mele" per amelie.
ho chiesto alla signora del negozio se potevo andare a vedere i coniglietti, mauro ha detto: "lo so che se ci vai..esci con un altro coniglio".
ed è stato così. mi sei corsa incontro, non potevo dirti di no.
e ora ho come l'impressione (pur capendo razionalmente che è scorretta) di averti scelto il futuro sbagliato. un "non futuro" dettato da una prevenzione che avrei potuto evitare.
forse il tumore non lo avresti mai avuto, forse i calori a te non davano noia, forse avrei potuto fare un'altra scelta.
in questi giorni ti dicevo: "vero che non muori? me lo prometti?"
quanto sono cretina..
sei una pallina di pelo con gli occhi vispi, capisci solo il tuo nome e la parola "no", capisci se sta per succedere qualcosa che non ti piace e ti nascondi nel tunnel dentro all'armadio che mauro ha costruito per te, per farti stare larga anche quando noi non c'eravamo, (perchè la gabbietta era troppo piccola e non puoi saltare!)
ho raccolto le tue cose, le tre stanze della tua casa di legno svedese..
non le ho ancora pulite, forse le butterò via senza guardarle.
mario si avvicina alla tua casa e piagnucola, sembra che voglia dire: "dov'è terremoto"?
saltavi sulla lavatrice, e poi sul lavandino, e poi dovevo venire a liberarti perchè era scivoloso.
ti mettevi davanti all'acquario e ti arrampicavi per vedere se un pesciolino voleva giocare con te.
in natura saresti stata debole perchè non avevi paura di niente, le persone ti piacevano tutte, ne avevi una fiducia innaturale, correvi loro incontro.
è incredibile quanto l'essere umano diventi assurdo in certi momenti.
vi carichiamo di significati che non avete, o che non dovreste avere.
ma era bellissimo averti nel lettone con noi, vederti saltare sempre più in alto usando i cuscini come trampolino, guardare la televisione mentre tu facevi sparire il tasto 7 del telecomando...
in questa piccola stanza in cui viviamo tutti assieme da due anni, siete la mia quotidianità. mi piace alzarmi e avere mezzora da dedicare a voi, mi piace anche litigare con mauro su che verdura comperarvi.
a gennaio saremmo andati nella casa nuova, col giardino grandissimo, avevamo pensato a tante cose, e mi dispiace tanto che non le vedrai.
non sei ancora morta, eppure vorrei che lo fossi.
alle 14 ho provato a chiamare il veterinario ma era ancora in sala operatoria, se è così che si chiama anche per le bestiole.
in realtà non so nemmeno perchè ho chiamato:
cose da dire ce ne sono pochissime, non ho nemmeno la speranza che accada un miracolo.
volevo dirgli che ti facesse la puntura finale.
i miracoli io non li ho mai visti e, mediamente, chi vi crede mi sta sul ca**o.
da quaggiù ci facciamo un bel mazzo e accettiamo ciò che passa il convento, a volte ci dimeniamo e ci industriamo per modificare quello che ci è toccato in sorte, ma nessuna mano santa fuoriesce dalle nuvole e ci accomoda su un piedistallo.
se mai esistesse qualcosa lassù:
stanno troppo bene per cagarci.
venerdi sono stata con te fino alle 2 del mattino, stanotte mi svegliavo ad ogni ora per controllare che ci fossero tracce di stronzetti, più o meno corposi.
poi ho definitivamente gettato la spugna:
gli stronzetti non arriveranno più.
(( chissà se loro lo capiscono...che stanno morendo chissà se quando se ne vanno, sono arrabbiati. chissà se hanno voglia di morire su un prato pieno di piscialetti, chissà se il loro cuoricino fa male come il mio in questo momento ))
succede.
è il ciclo della vita,
qualcosa tipo "la legge della natura".
è il classico "se qualcosa può andar storto lo farà".
ora non resta che congedarmi, con rispetto e commozione.
ringraziandoti della inconsapevole compagnia che mi hai fatto le sere in cui ero sola.
non mi resta che recitare una preghiera pagana
in cui i corpi spariscono
e i ricordi re-illuminano quei corpi.
ti voglio tanto bene
e ti auguro tanta pace, senza flebo e pappe liquide, finalmente.
la tua amica grande.

28 ottobre 2008 - Modena

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