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da Rugiada
Ogni tanto mi domando se mi leggi
non solo in questo spazio ma anche altrove.
Se inciampi nei miei pensieri come io inciampo nei tuoi sguardi in foto intessute in un mondo che non mi appartiene, eppure mi sfiora come una possibilità.
Qui, in questo spazio sospeso tra silenzi e parole, ho riconosciuto attraverso somiglianze forse casuali qualcosa di te. In un nome che non era il tuo ma lo evocava, in un’emozione trattenuta tra due righe, in uno sfogo affidato alla notte, in una lettera che parlava di assenze con la precisione struggente di chi conosce la presenza.
Mi chiedo se sia questo il destino degli incontri, non toccarsi ma riconoscersi, non possedersi ma intuire che esiste, da qualche parte, una risonanza comune. Forse aveva ragione Platone quando immaginava anime in cerca di ciò che le completa, ma nessuno ci ha detto che a volte quella ricerca passa attraverso frammenti, attraverso parole lasciate in spazi condivisi, attraverso immagini che non possiamo abitare e che tuttavia ci abitano.
Le parole sono ponti o specchi. Ci conducono davvero verso l’altro oppure riflettono soltanto la nostra nostalgia. Quando ti leggo sento una prossimità che non so nominare, come se tra le righe si insinuasse una corrente silenziosa capace di attraversare distanze che non conosco.
Non saprò mai se tra queste righe sconosciute tu hai scritto e scriverai anche di me, di come guardandomi ti facevo sentire, se ero per te un enigma lieve o una presenza troppo intensa. Mi domando se nei tuoi silenzi esista uno spazio che mi somiglia, come nei miei silenzi esiste uno spazio che ti custodisce.
Forse scrivere è questo, affidare all’invisibile la parte più autentica di noi nella speranza che qualcuno, da qualche parte, la riconosca come propria. E se mi leggi, qui o altrove, sappi che non cerco risposte definitive ma quella vibrazione sottile che attraversa due coscienze quando comprendono di essersi sfiorate davvero.
Ogni tanto mi domando se mi leggi, e in questa domanda fragile e ostinata c’è già tutto ciò che sento.
23 febbraio 2026
Categoria: Lettere
da Anonim
Mi leggeresti anche sul display del telefono...ma non lo vuoi. Amen
23 febbraio 2026
da Anonima
Sì, ti legge, riconferma ciò che disse anni orsono lontano da qui ma sempre nel web, cioè che infondo sei una brava persona...
23 febbraio 2026
da Anonimo
Secondo me il riconoscimento non ha sempre bisogno di certezze. Può avvenire tra le righe, negli spazi bianchi, nelle domande fragili e ostinate.
Non so davvero chi sia la persona che senti dietro a queste pagine. Ma posso sapere che chi scrive come hai fatto tu sa riconoscere l'altro, sa ascoltare il silenzio, sa che le parole sono davvero ponti. E questo conta.
La vibrazione di cui parli, in qualche modo esiste. Non è solo un'illusione. È davvero ciò che accade ogni volta che qualcuno mette la propria autenticità nelle parole, e qualcun altro la riconosce.
Continua a scrivere, a fare domande anche se fragili. Perché forse qualcuno, da qualche parte, le sta leggendo davvero.
23 febbraio 2026
da Rugiada
X il 1 anonimo
Io non ho mai detto di non volerlo…
Sono sempre ben disposta a leggere anche sul display, però sicuramente il tuo messaggio non è per me.
24 febbraio 2026
da Rugiada
Grazie anonima ti abbraccio 🤗
24 febbraio 2026
da Rugiada
X anonimo
Se davvero il riconoscimento abita tra le righe, allora è lì che ci si incontra: nello spazio che non occupa, nel silenzio che non spiega ma custodisce. Chi ascolta il silenzio non cerca di dominarlo; lo abita. E chi sa che le parole sono ponti non le usa per separare, ma per avvicinare rive che non sapevano di cercarsi.
La vibrazione non è un’illusione sentimentale: è un’esperienza sottile di risonanza. Accade quando l’autenticità non si protegge dietro maschere, quando una voce si espone nella sua nudità pensante e un’altra la riconosce come vera. È un atto reciproco di fiducia nell’umano.
E allora, con la stessa gentilezza con cui mi hai scritto, ti rispondo così:
Spero che mi senta davvero ogni volta che lo penso.
Spero che le vibrazioni del mio cuore, tese sulle corde della mia anima, possano raggiungerlo come un abbraccio invisibile, e fargli compagnia nelle stanze dove talvolta la solitudine si fa più densa.
Non posso sapere dove siano i suoi passi, né quali pensieri lo attraversino. Ma posso scegliere la qualità del mio pensarlo. Posso farne un pensiero luminoso, una presenza silenziosa che non chiede nulla, che non pesa, che semplicemente augura bene.
Se l’essere umano è davvero relazione, allora nessun pensiero autentico va perduto. Forse non sempre sappiamo come o quando, ma ciò che è pensato con verità trova una sua strada.
Continuerò a credere in questa trama invisibile…perché
Ci sono legami che non hanno bisogno di nome per esistere.
E ci sono abbracci che, pur non toccando il corpo, raggiungono l’anima.
24 febbraio 2026
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