Carta Bianca

da Rugiada

Scrivo per non impazzire.

Non è un vezzo, non è un gioco di stile: è una necessità quieta, come aprire una finestra quando l’aria diventa troppo densa. Le parole sono il mio modo di respirare. Se non le lasciassi uscire, resterebbero dentro a fare rumore, a battere contro le pareti dell’anima come uccelli senza cielo.
Ho la consapevolezza limpida e a tratti spietata, che ciò che provo non chiede destino, non cerca compimento. Rimarrà una stanza accesa dentro di me, ma con le tende tirate. Non per vergogna, non per paura: per custodia. Alcune verità sono troppo sottili per sopportare gli sguardi indiscreti; vivono meglio nel silenzio, dove nessuno le consuma con interpretazioni frettolose.
Scrivo per liberare la mia anima, sì.
Per darle un fiume dove scorrere invece di lasciarla diventare palude. Ogni frase è una chiave che apre una porta interiore, ogni parola è un gesto di misericordia verso me stesso. Non scrivo per ottenere, non scrivo per convincere, non scrivo per trattenere. Scrivo per lasciare andare.
Non voglio niente.
Non mi aspetto niente.
Questa non è resa, è maturità. È la saggezza di chi ha smesso di contrattare con la realtà. Ho imparato che l’amore…. quando è autentico, non pretende di diventare forma, non reclama riconoscimenti, non chiede prove. Può esistere anche come vibrazione silenziosa, come luce che non ha bisogno di essere vista per essere luce.
La mia saggezza, ormai, non è più rumorosa. Non cerca di avere ragione. Ha la capacità di comprendere e accettare senza remore, come il mare che accoglie ogni fiume senza chiedergli da dove venga. C’è una pace in questo: una pace che non è assenza di sentimento, ma sua trasfigurazione.

Così custodisco ciò che sento.
Non per trattenerlo, ma per onorarlo.

E se resterà una parte nascosta della mia vita, allora sarà il mio giardino segreto: non meno reale perché invisibile, non meno intenso perché silenzioso.

Scrivere è il mio modo di dire alla mia anima:
“Ti vedo. Ti ascolto. E ti lascio essere.”

26 febbraio 2026

Categoria: Carta Bianca

da Anonim

A parte...le solite vocali che saranno, senza dubbio, frutto di errori di battitura, il tuo messaggio è molto chiaro. Ho capito finalmente. Ognuno a casa sua! Molto più facile così. Hai scelto pure per me, come sempre. Non c'è bisogno di ulteriori risposte che offendano la mia intelligenza. SO CHI SEI... Ci vediamo nel giardino magico...dei sogni. Parole, parole, parole. Le parole non cureranno neanche te. Quelle scritte...ancora peggio. A presto carissima. E se ho sbagliato destinatario, come risponderai, evita pure di farlo. Un abbraccio...virtuale, tranquill...Non mi azzardo a pensare di sfiorarti.

28 febbraio 2026

da Rugiada

Leggo le tue parole senza difesa e rispondo con la stessa misura che chiedi.

Nel testo che ho scritto precedentemente, gli accenti sono corretti.
Le vocali sono tutte corrette.
La sintassi è solida e coerente.
Il registro è omogeneo e maturo.
Non ci sono vocali sbagliate né errori ortografici evidenti.
Questo resta un dato oggettivo, limpido, quasi neutrale, come una superficie d’acqua che non giudica il cielo che vi si specchia.
Dico che forse è stato scambiato il destinatario. Può accadere. Le parole, quando sono dense di vissuto, cercano un volto preciso; se si posano su quello sbagliato, generano malintesi che somigliano al cinismo. Ma il cinismo, quello vero, è freddo. Qui invece sento calore trattenuto, non gelo.
Preciso che la dedica era rivolta a un lui. Allora forse l’impressione di una risposta “da donna” è solo un’ombra interpretativa. Le voci interiori non hanno genere quando parlano in chiave filosofica: hanno esperienza, hanno memoria, hanno risonanza.
Io non ho scelto per nessuno, è la vita che ha scelto per noi. Non mi permetterei mai di offendere l’intelligenza di nessuno. Mi dispiace leggere tanta, tanta cattiveria e anche tristezza in poche righe.
Tu senti la tua lei? Io sì, anche se sporadicamente. Io, lo sento, siamo amici…anche se lontani. Non sempre il sentire si misura con la frequenza dei contatti. Ci sono presenze che abitano in modo discreto, come una luce accesa in un’altra stanza. Non occorre parlarne ogni giorno perché esistano. E non è distanza ciò che non si esibisce.
Se davvero c’è stato uno scambio di persona, allora non c’è accusa da sostenere né orgoglio da difendere. C’è solo un equivoco e gli equivoci, quando vengono guardati senza ira, si sciolgono.
Le parole non curano tutto, è vero.
Ma talvolta impediscono che la ferita si infetti.

E questo, già, non è poco.

28 febbraio 2026

da Rugiada

Xanonim
Scrivimi chi sono… scrivi il mio nome ed io ti risponderò con tutta la sincerità di questo mondo…

1 marzo 2026

da Rugiada

Xanonim
Scrivimi chi sono… scrivi il mio nome ed io ti risponderò con tutta la sincerità di questo mondo…

1 marzo 2026

da Anonima

Cara Rugiada hai un grande talento per la scrittura che pochi possono vantare...e ti ammiro molto!
Forse lo scambio di vocale si riferisce..." ..gesto di misericordia verso me stesso",essendo tu una donna.
Ma è solo una piccola svista !

1 marzo 2026

da Rugiada

Ogni frase è una chiave che apre una porta interiore, ogni parola è un gesto di misericordia verso me stesso.
E’ stato un errore di battitura “me stesso “ (me stessa)…

Ho dovuto rileggere tante volte per trovare questo piccolo dettaglio…

Grazie Anonima ti abbraccio 🤗

1 marzo 2026