Carta Bianca

da Rugiada

Un punto in comune c’è: abbiamo i capelli come la notte.
Neri come quel cielo antico che ha insegnato agli uomini a guardare in alto quando tutto sembrava perduto. La notte non è solo oscurità, è profondità, è silenzio fecondo, è il luogo in cui le stelle trovano il coraggio di brillare.
Forse, come la notte, anche in noi abita un frammento di oscurità, un’ombra sottile che conosce il peso dei silenzi e delle inquietudini. Ma non le permettiamo di governarci. Con tutta la nostra forza e la nostra energia scegliamo ogni giorno di allontanarla, di trasformarla in slancio, di farne terreno fertile per la luce. Perché non siamo il buio che ci attraversa, siamo la volontà ostinata di superarlo.
E così siamo noi.
Abbiamo in comune la tenacia di chi non si arrende, di chi attraversa il buio senza rinnegarlo. Come scriveva Friedrich Nietzsche, “bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante”, e nel nostro disordine abbiamo imparato a restare in piedi, a trasformare le crepe in luce.
C’è qualcosa di antico nella nostra forza, qualcosa che sembra forgiato dalla vita stessa nella sua rivolta silenziosa contro l’assurdo.
La nostra rivolta è gentile, è scegliere di non mollare. È sorridere anche quando dentro vorremmo soltanto piangere.
E quel sorriso non è finzione, ma coraggio.
È un atto culturale prima ancora che emotivo, significa affermare che il dolore non avrà l’ultima parola.
Abbiamo i capelli come la notte, ora con qualche macchia grigiastra …..sì, ma abbiamo anche la stessa ostinazione delle stelle.
Restiamo. Resistiamo. Splendiamo.

25 febbraio 2026

Categoria: Carta Bianca

da Amico di penna

Ciao Rugiada, leggo le tue delicate avventure emotive da tanto tempo. In questo periodo ho pochi minuti da dedicarti, il mio nome è casuale, digitato al momento. Ultimamente alla tua prima nuova apparizione qui in scrittura ti ho risposto brevemente come anonimo decifrando le tue note come capolavoro. Cerco di essere breve anche se a te ci vorrebbe molto di più da dedicarti. Il mio è più che altro un consiglio.
Noto che nonostante, correggimi se erro, siano passati tanti anni, almeno immagino, nel tuo animo resta quasi perenne l'immagine e l'espressione di questa persona a te tanto cara. Come sai, mi potresti dare lezioni, la vita ci riserva una strada che possa essere in tratti lineare ed altri tortuosi. Quando la nostra mente si proietta unicamente verso qualcuno a noi molto caro e interessante si deve valutare bene se dall'altra parte c'è o meno un ritorno importante e sincero. Se tu sei arrivata fin qui per esprimere a lui dei poemi vibranti e rari, allora forse è meglio calarsi in profonda riflessione. Se dopo tanti anni in te non arriva una appetitosa e spontanea schiettezza di lui, allora devi avere lo spiccato coraggio di entrare in una nuova routine di esistenza, dedicarsi ad altri approcci socievoli perchè il mondo è pieno di persone che ti possano ispirare a nuove poesie d'incanto. Non ti conosco e non posso andare oltre, ma a volte nel semplice potrai riaccendere una nuova scintilla per non ripartire da dove eri arrivata, ma invece per deviare la rotta verso altri paradisi. Ogni tanto io sono qui e se tu volessi convenire con me di conoscerci con scambi di scritture personali, allora cerchiamo il modo per poterlo addivenire, Buona fortuna Rugiada, sei e sarai sempre e sicuramente una persona esemplare...

26 febbraio 2026

da Rugiada

Xamico di penna

Hai perfettamente ragione.
La tua osservazione è lucida, onesta, necessaria.

Capisco bene come il mio modo di scrivere possa sembrare un’invocazione, quasi una pretesa silenziosa rivolta a qualcuno che forse non risponde con la stessa intensità. Può apparire come un filo teso troppo a lungo verso un unico orizzonte. Ma la verità è più intima, meno teatrale, più umana.

Io non scrivo per farmi rincorrere.
Scrivo per non impazzire.

Le parole non sono ami lanciati nel mare di qualcun altro, sono chiavi che uso per aprire le stanze dentro di me quando l’aria si fa irrespirabile. Ci sono giorni in cui la quotidianità pesa come piombo sulle spalle, in cui il dovere, le responsabilità e i silenzi accumulati diventano una nebbia fitta. Allora scrivo, per alleggerire, per non lasciare che i pensieri, volando altrove, mi trascinino via senza forma.

Io do, sì, ma non chiedo.
E ho la consapevolezza limpida che ciò che sento è soltanto mio.

Quello che abita il mio cuore non è un contratto, non è una richiesta di restituzione. È una sorgente interiore. Se qualcuno vi si avvicina, bene. Se resta lontano, resta comunque acqua viva dentro di me. So che dall’altra parte c’è distanza, una distanza che non chiamo freddezza, perché quando raramente le parole si incontrano, e ci sentiamo…in un messaggio oppure in una telefonata…in un semplice come stai, in un rassicurante andrà tutto bene, sento una presenza autentica, una vicinanza che non ha bisogno di continuità per essere vera. È sottile, ma esiste.

Il mio non è un canto per far impazzire qualcuno.
Non è una strategia, non è una seduzione protratta nel tempo.

È sopravvivenza dell’anima.

Scrivere è il mio modo di restare integra senza implodere. È una disciplina silenziosa. È il mio modo di trasformare l’eccesso di sentire in qualcosa che non mi distrugga. Forse dall’esterno può sembrare ostinazione, ma dentro è equilibrio. Io non inseguo, io contengo. Non pretendo, custodisco.
E se un giorno la rotta devierà, non sarà per stanchezza né per resa. Sarà perché il vento sarà cambiato dentro di me. Fino ad allora non trattengo nessuno e non mi trattengo dall’essere ciò che sono.

Io scrivo per non impazzire.
E in questo atto che può sembrare fragile trovo la mia forza più sobria.

26 febbraio 2026