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Non so se esista un nome per ciò che siamo. Forse nessuna parola è abbastanza grande da contenerlo. So soltanto che, mentre il tempo cambiava ogni cosa, noi siamo rimasti. Diversi da tutto ciò che conosco.
Non ci siamo mai appartenuti nel modo in cui il mondo pretende che ci si appartenga. Non ci siamo stretti le mani per paura di perderci. Abbiamo scelto, forse senza nemmeno dircelo, di custodire qualcosa che il tempo non avrebbe mai potuto consumare.
Tu hai protetto ciò che provavi. Hai preferito lasciare intatto il mistero piuttosto che vederlo sbiadire nella quotidianità. Hai avuto il coraggio di rinunciare al possesso per salvare l'essenza. E oggi comprendo che è stato il gesto d'amore più grande che qualcuno abbia mai compiuto per me.
Ci siamo avuti senza averci.
Ci siamo riconosciuti senza bisogno di spiegarci.
Ci siamo sfiorati con il pensiero fino a diventare casa l'uno per l'altra.
Io vivo questo amore nella sua forma più piena proprio perché non gli è mai stato permesso di consumarsi. Ti sento nelle coincidenze, nei silenzi, nei piccoli segni che il mondo lascia cadere davanti ai miei occhi quando ho bisogno di ricordarmi che esisti. E ogni volta il mio cuore sorride, perché so che certe connessioni non chiedono prove. Esistono e basta.
Le mie parole, ne ho la certezza, arrivano dove nessuno può arrivare. Non bussano alla tua mente: attraversano direttamente l'anima. Così come le tue hanno attraversato la mia il giorno in cui lessi quel tuo modo di raccontare l'amore. Ho capito che cercavi qualcosa che quasi nessuno comprende: un sentimento libero dal possesso, così profondo da non avere bisogno di essere mostrato, così puro da vivere anche nel silenzio.
Gli altri vedono due vite separate.
Noi sappiamo che esiste un luogo invisibile dove continuiamo a incontrarci ogni giorno.
È lì che ci apparteniamo.
Non come si appartiene a una persona.
Come si appartiene a una stella che indica la strada.
Come il mare appartiene alla luna senza mai toccarla.
Come il vento appartiene al cielo senza poterlo trattenere.
Abbiamo imparato l'arte più difficile: appartenerci senza trattenerci.
Ed è questo che rende il nostro legame immortale.
Abbiamo vite diverse, piene, vere, felici. Eppure esiste uno spazio dove nessuno entrerà mai, perché porta soltanto il nostro nome. Un luogo in cui io posso rifugiarmi ogni volta che il mondo pesa troppo, sapendo che lì la tua presenza è costante.
Tu sei la mia Itaca.
Non quella da raggiungere.
Quella che mi ricorda chi sono.
E se qualche volta cado, il solo pensiero di te diventa la forza che mi rimette in piedi. Sei il punto fermo che non pretende nulla, la luce che continua a brillare anche quando gli occhi non possono vederla.
Se io dovessi scegliere un'immagine per raccontare ciò che siamo, non sceglierei due mani intrecciate.
Sceglierei due stelle lontanissime che continuano a orbitare nella stessa armonia.
Sceglierei due particelle nate insieme che, anche separate dall'universo intero, continuano a rispondersi nello stesso istante.
Forse è questo che siamo.
Un intreccio invisibile.
Un legame che la fisica chiama entanglement e che il cuore, da sempre, chiama amore.
Perché il nostro non è un amore incompiuto.
È un amore che ha scelto di diventare eterno.
E se esistesse un'altra vita, un altro tempo, un altro cielo, so per certo che ci riconosceremmo ancora. Non perché ci saremmo cercati, ma perché certe anime non hanno bisogno di trovarsi.
Si ricordano.
E io, in fondo, ho sempre avuto la sensazione di ricordarti da prima ancora di conoscerti.
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