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Ti ho odiato. Sì, ti ho odiato.

Ti ho odiato per il tuo carattere impulsivo, per quella furia improvvisa che mi travolgeva e mi lasciava sola tra le macerie delle parole non pesate. Ti ho odiato per la tua incapacità di fermarti, di restare, di scegliere la misura invece dell’istinto.

Ma ti ho anche odiato per un’altra ragione, più profonda e più segreta: perché non hai fermato me.
Perché mi hai lasciata andare mentre commettevo l’errore più grande della mia vita.
Perché non hai lottato abbastanza, non hai gridato, non hai afferrato le mie mani quando ancora potevi trattenermi.

Allora ero una ragazza acerba, incapace di distinguere orgoglio e libertà, paura e coraggio. Avevo bisogno di qualcuno che sapesse leggere oltre le mie parole ostinate, che vedesse la fragilità dietro la mia presunta sicurezza. E tu non lo hai fatto. O forse non sapevi farlo.

Ti ho odiato perché avrei voluto che mi salvassi da me stessa.

Eppure ti ho amato.
Ti ho amato per la tua dolcezza inattesa, per quella parte luminosa che sapeva spogliarsi dell’impeto e diventare carezza. Ti ho amato per come mi facevi sentire quando, guardandomi negli occhi, riuscivi a sfiorarmi l’anima senza toccarmi la pelle. In quello sguardo c’era una profondità che mi faceva tremare, una promessa silenziosa di essere vista davvero.

Eri tempesta e rifugio nello stesso tempo.
Mi ferivi con l’impulsività e mi guarivi con la tenerezza.

Oggi, da donna, comprendo ciò che allora non potevo accettare: nessuno può salvarci dalle nostre scelte. Nessuno può impedirci di attraversare il nostro errore, perché certe cadute sono necessarie per diventare ciò che siamo.

Non ti odio più.

Ho imparato che la tua mancanza non era crudeltà, ma limite. Che il tuo non fermarmi non era indifferenza, ma rispetto — o forse paura. Ho imparato che la responsabilità delle mie scelte era mia, anche quando avrei voluto consegnartela per alleggerire il peso.

E se oggi ti cerco ancora, non è per chiederti perché non mi hai trattenuta.
È per riconoscere che, tra odio e amore, tra errore e consapevolezza, sei stato una parte necessaria della mia crescita.

Ti ho odiato perché non mi hai salvata.
Ti ho amato perché, senza saperlo, mi hai insegnato a salvarmi da sola.