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Dedica a cui stai rispondendo

Forse non saprò mai se, dall’altra parte, dimora lo stesso sentimento che io custodisco con tanta cura.
Ci conosciamo da tempo. Siamo stati amici, complici di stagioni più semplici, quando la presenza era naturale e non richiedeva sforzo. Poi la sostanza delle cose, le incomprensioni, le fragilità taciute, le scelte imposte dalla vita ha scavato lentamente una distanza che non è soltanto geografica, ma interiore.
Ora tra noi sopravvivono frammenti: qualche sporadico messaggio, un “come stai?”, un “ti voglio bene” accompagnato da un cuore rosso. Segni minimi, quasi simbolici, come briciole lasciate lungo un sentiero che nessuno dei due percorre davvero fino in fondo.
E tuttavia sono quasi sempre io a scrivere per prima.
Sono io ad attraversare il silenzio.
Io a tendere il filo sottile che ancora ci unisce.
Mi domando allora se il sentimento, per essere vero, debba avere il coraggio della reciprocità; se l’amore…o qualunque nome si voglia dare a ciò che resta, possa vivere quando nasce soltanto da una parte e dall’altra si limita a rispondere.
Forse non lo saprò mai.
E questa incertezza è la mia più grande lezione: comprendere che non tutto ciò che sentiamo trova un’eco, e che la dignità del cuore sta anche nell’accettare il mistero dell’altro.
Continuo a scrivere, sì, ma ogni volta mi chiedo se l’amore non debba essere un passo condiviso, e non un cammino solitario che si ostina a chiamarsi incontro.