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da Rugiada
Il nido si tace sotto le gronde, e la nebbia sale dai campi,
mentre la sera scende come un soffio lento e d'ombra.
Io me ne sto qui, silenziosa, sulla foglia e sul ciglio della notte:
sono Rugiada, goccia che guarda dall’esterno il tuo tormento,
testimone invisibile della tempesta che ti piega il cuore.
Vedo la tua anima divisa, la tua mente che s'affanna
tra due fuochi che non ti danno pace.
Da una parte Giacomo, il tuo rifugio e la tua àncora nel buio,
il nido che ti protegge dalle macerie del mondo,
la mano fraterna che sostiene il passo e condivide la sofferenza.
Dall'altra Silvia, il fantasma di un'illusione mai spenta,
il canto di primavera spezzato troppo presto,
l'incanto d'un amore ideale che ti sfugge tra le dita.
E in questo tuo oscillare tra la carne che ti salva e l'ombra che ti uccide,
io ti osservo, colma del tuo stesso pianto.
So bene cosa provi quando il tuo sguardo si posa su di me:
sento il calore del tuo pensiero che mi cerca,
so di essere amata da te con la grazia pura delle cose taciute.
Ma so anche che la tua bocca non pronuncerà mai il mio nome,
che il tuo amore per me resterà un segreto custodito nel silenzio,
destinato a sfumare al primo raggio di sole senza diventare mai parola.
Ti guardo amare l'impossibile,
e resto qui, goccia di luce che ti comprende e ti perdona,
custode muta di una verita che non vedrà mai il giorno.
20 settembre 2026
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