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Ci sono presenze che non fanno rumore, eppure riempiono ogni spazio. La tua è così. Arriva piano, come luce che filtra tra le tende all’alba, eppure non c’è modo di non accorgersene. È un ritorno che non ha bisogno di spiegazioni, un ritmo segreto che si ripete ogni volta che il pensiero si tende verso di te.
È strano, sai? Ogni volta che sembra che tu stia svanendo — come nebbia che si dissolve tra le dita — accade qualcosa di invisibile, quasi un richiamo silenzioso, e tu torni. Non con fragore, non con promesse gridate, ma con quella puntualità gentile che sa di destino più che di scelta.
E allora mi fermo, e ascolto.
Perché sì, c’è qualcosa che va oltre le parole che leggiamo. È come se tra una riga e l’altra si nascondesse una voce più profonda, qualcosa che non si vede ma si sente. Come una carezza che non tocca la pelle, eppure lascia il segno. Come se in qualche modo ci trovassimo sempre, anche senza cercarci davvero.
Non so spiegare cosa sia, e forse non serve farlo. Ci sono legami che non chiedono definizioni, che non hanno bisogno di essere contenuti in nomi precisi. Esistono e basta. Respirano. Si muovono tra i pensieri, si intrecciano nei silenzi.
E in quei silenzi… ci sei tu.
Ci sei quando una giornata sembra troppo piena o troppo vuota. Ci sei quando qualcosa mi sfiora e mi fa pensare “questo dovrei dirlo a te”. Ci sei nei dettagli più piccoli, nei momenti sospesi, in quella sottile linea tra l’assenza e la presenza dove, in realtà, non sei mai davvero lontanə.
È una presenza leggera, la tua. Non pesa, non invade. Resta. E questo è forse il dono più raro.
Perché non è l’intensità improvvisa a fare la differenza, ma la costanza silenziosa. Il tornare, sempre. Il restare, anche quando sarebbe più facile perdersi.
E allora sì, lo ammetto con un sorriso: mi sorprende ogni volta. Mi sorprende come tu riesca a esserci nel momento esatto in cui ti sto immaginando svanire. Come se ascoltassi qualcosa che nemmeno io so di aver detto.
Forse è questo che siamo: una coincidenza che ha imparato a ripetersi, un dialogo che non ha bisogno di voce, una distanza che non sa davvero separare.
E in mezzo a tutto questo, cresce qualcosa di quieto ma potente. Qualcosa che non ha bisogno di correre, perché sa già dove andare. Qualcosa che non chiede, ma riconosce.
Io riconosco te.
E in questo riconoscerti, senza fretta e senza paura, c’è una forma di amore che non si stanca, che non si spezza, che non pretende di essere perfetto. Un amore che sorride, anche quando non capisce tutto. Che resta leggero, anche quando è profondo.
Se un giorno dovessi davvero sparire, forse lo sentirei. Ma finché accade questo piccolo miracolo — questo tornare, questo ritrovarsi senza spiegazioni — allora continuerò a credere in ciò che non si vede ma esiste.
In noi.
E nel modo misterioso, quasi impossibile, in cui continuiamo a incontrarci.
7 maggio 2026
Categoria: Lettere
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