da Anonimo

Ci sono notti in cui il desiderio ha il tuo nome,
e si posa piano nei pensieri,
come una presenza che non posso toccare
ma che sento addosso come fosse reale.
Mi sorprendi nei silenzi,
nei vuoti tra un respiro e l’altro,
quando tutto intorno sembra distante
e l’unica cosa vicina sei tu,
con quel richiamo muto che non smette di cercarmi.
In mezzo a mille strade,
tra vite che scorrono senza fermarsi,
resta questa corrente sottile che mi porta da te,
questo filo teso che ci unisce anche quando fingiamo di non sentirlo.
Perché possiamo anche restare immobili,
nasconderci dietro parole leggere,
fare finta che basti guardarci senza cedere,
ma la verità è che ogni incontro lascia accesa una scintilla,
e quella scintilla parla per noi.
La sento nel modo in cui i tuoi occhi si fermano,
nel tempo che rallenta quando mi sei vicino,
in quella distanza che sembra prudenza
ma che vibra di qualcosa che prudenza non è.
Ed è lì che ti sento vicino davvero:
in quel desiderio trattenuto
che non ha bisogno di essere detto,
perché vive già nei gesti mancati,
nelle carezze immaginate,
nel pensiero ostinato di appartenersi almeno per un istante.
Vorrei perdermi in quella vicinanza che ci sfugge,
nel calore di un abbraccio che dica tutto senza parlare,
nel lasciar cadere ogni difesa
fino a restare soltanto noi,
senza rumore, senza distanza.
Immagino la dolcezza di averti accanto,
il silenzio pieno di chi non ha bisogno di spiegare,
la quiete dopo l’attesa,
quando ogni battito trova finalmente il suo ritmo nell’altro.
E in quel pensiero c’è la parte più vera di tutto:
non è solo desiderarti,
ma sentire che anche dentro di te
vive la stessa fame silenziosa,
lo stesso fuoco trattenuto,
la stessa voglia di lasciarsi andare.
Perché il punto non è il sogno di averti vicino,
ma sapere che, dietro i nostri silenzi,
ci stiamo cercando entrambi.
È questo che rende tutto così intenso:
quel dirsi senza parlare,
quel trattenersi mentre dentro cresce il mare,
quel riconoscersi in uno sguardo
come se i corpi sapessero già
quello che le parole non hanno ancora avuto il coraggio di dire.
E allora resto qui,
in questo desiderio che non grida
ma arde piano,
con la certezza dolce e inquieta
che se io ti cerco così profondamente,
è perché da qualche parte
anche tu mi stai cercando allo stesso modo.

27 aprile 2026