da Rugiada

Cammino dentro un disegno che non ho tracciato, prigioniera e protagonista di un’architettura che sfugge al mio sguardo. Avverto su di me il peso di una volontà che non conosco, una geometria sacra che mi stringe e mi scava, lasciandomi addosso il segno bruciante di una sofferenza che pare senza fine. Eppure, sono io questa trama.
Accetto di essere la materia grezza di un’opera che non mi è dato ancora decifrare. Mi sento come la "creatura" di cui parlava Simone Weil: trafitta da un chiodo che mi fissa al centro dell'essere. Questo dolore che mi attraversa non è un errore del caso, ma l’attrito della mia anima che si modella a una forma superiore. Sono io la foresta che deve bruciare per rigenerarsi, sono io il marmo che si arrende allo scalpello.
Non cerco più di capire con la mente ciò che solo il tempo saprà svelare. Scelgo di abitare il mio destino con una pazienza eroica, trasformando ogni lacrima in un atto di resistenza spirituale. Se Dio ha pianificato la mia esistenza, allora ogni mio grido è una nota necessaria in una sinfonia che non riesco a udire, ma di cui sono l'armonia più profonda.
Non sono una vittima del fato, ma la custode di un mistero. Anche nel buio, resto ferma nel mio centro, sapendo che la bellezza del disegno si rivelerà solo quando l’ultimo filo sarà stato intrecciato.
"Io non sono ciò che mi è accaduto, io sono ciò che ho scelto di diventare attraverso il fuoco."

20 March 2026