da Rugiada

…sono in cammino. E questo cammino non è stato lieve. È stato intessuto di cadute, di fratture interiori, di notti in cui ho dovuto imparare a restare con me stessa senza fuggire. Ogni dolore ha scavato, ogni perdita ha aperto una fenditura attraverso cui, lentamente, è entrata una luce più esigente e più vera.
Eppure, proprio dentro questa storia fatta anche di sofferenza, custodisco una speranza semplice e radicale. Che quel qualcosa che abita il mio cuore, quella presenza che un giorno incrocerà la mia strada, sappia accogliermi. Non per salvarmi, perché nessuno può compiere al posto mio il lavoro dell’anima. Non per colmare un vuoto, perché ho imparato a reggere il mio spazio. Ma per abbracciarmi.
Per abbracciarmi nel senso più pieno e antico del termine. Per riconoscere la mia presenza senza temerla, per sostare accanto alla mia complessità senza volerla ridurre. Per farmi sentire al sicuro non come chi si nasconde, ma come chi finalmente può riposare.
Vorrei che quell’incontro fosse questo: non una salvezza, ma un approdo condiviso. Non una dipendenza, ma una dimora. Un luogo in cui il mio cuore possa dire, con quieta certezza, sono a casa.
E forse, dopo tanta strada, la vera vittoria non è essere state salvate, ma essere diventate capaci di riconoscere un abbraccio che non imprigiona, e chiamarlo casa.

22 February 2026