Amore

da Rugiada

Guardo dentro ogni auto che incrocio per strada, come se tra quei finestrini potesse apparire il tuo volto.
Lo so che non accadrà. Eppure continuo a cercarti.
La distanza è diventata una geografia definitiva, una linea tracciata con fermezza tra la tua vita e la mia. È troppo ampia per essere colmata, troppo concreta per essere ignorata. E tuttavia in me sopravvive una speranza ostinata, fragile e luminosa: che tu, talvolta, possa tornare nella tua amata città, quella che ti ha visto giovane, che ha custodito i tuoi giorni più leggeri, che ti ha conosciuto prima di tutto il resto.
Ti vorrei incontrare anche solo per un istante.
Un saluto. Un abbraccio. Un semplice “come stai?” che spezzi l’aria e renda reale ciò che ora esiste soltanto nel pensiero.
Ma so che la vita ti ha portato altrove. Hai i tuoi impegni, le tue responsabilità, una quotidianità colma fino all’orlo. Il tuo tempo scorre pieno, strutturato, necessario. Io, invece, abito questo spazio più rarefatto, dove il silenzio si dilata e il vuoto si fa presenza.

E in questo vuoto ho imparato a riconoscermi.

Perché l’attesa, quando non è più attesa di un ritorno ma consapevolezza di un’assenza, diventa uno specchio. Mi interroga, mi scava, mi costringe a guardare ciò che resta quando l’altro non c’è. Resta il desiderio, sì, ma resta anche la mia voce. Resta la donna che sono diventata attraversando la mancanza.
Ti cerco ancora con gli occhi, è vero. Ma dentro di me sto imparando a non cercarmi più attraverso te.
La distanza non è soltanto ciò che ci separa: è anche lo spazio in cui sto ricostruendo me stessa, potente nella mia fragilità, intera nella mia solitudine.
E se mai un giorno dovessi davvero apparire tra quei finestrini, spero di salutarti con dolcezza, non più con mancanza.
Perché nel frattempo avrò imparato a restare. Con me.

18 February 2026

Categoria: Amore